11/05/2009
AUTORIVELAZIONE
Perché non realizziamo l'Essenza che è sempre qui e adesso?
Perché ci sembra così difficile ritrovarla?
Questo succede, secondo me, perché abbiamo l'ansia di volere e di ambire alle cose passeggere ed effimere.
Qualsiasi cosa noi vogliamo diventare o avere, dobbiamo saperlo, è un ambizione della mente.
L'ambizione e la mente in pratica sono la stessa cosa.
E, invece che aspirare a qualcosa nel divenire, possiamo essere immediatamente liberi perché la Libertà e l'Essenza sono già adesso, nel luogo in cui siamo. Sempre.
Se questo non lo percepiamo, allora significa che vogliamo ciò che non è adesso, che non siamo in grado di sentirlo nel posto in cui ci siamo.
Se abbiamo questo sentimento erroneo, è evidente che vogliamo raggiungere altro da quello che non è lì con noi.
Se cerchiamo e vogliamo raggiungerlo, quando lo raggiungeremo diventerà un nostro ottenimento, un nostro possesso, destinato comunque ad essere perso, per legge naturale.
Ma, in realtà, ogni nuovo ottenimento che raggiungiamo non può essere l'Essenza, perché la l'Essenza è già presente dove siamo.
Essa non emerge, non si mostra, solo perché la mente è altrove, cerca quel che non è qui e ora, non accetta il Reale.
L'Essenza non può mai divenire un ottenimento perché non è un oggetto da possedere. E' la pura ed eterna presenza, la nostra natura trascendentale.
Quello che non è sempre presente, non è essenziale, non andrebbe rincorso perché non appartiene alla dimensione dell'Eternità. E' sempre mondano, impermanente.
Ciò che è realmente importante, invece, è ciò che c'è sempre: l'Essenza.
Non dovremmo quindi ambire a nulla, spiritualmente parlando, che non sia aldilà del tempo, che non sia Eterno.
Questa dimensione però la si ritrova solo quando ci liberiamo dai desideri della mente, dai richiami e attaccamenti sensoriali, dalle ambizioni proiettate nel futuro.
Quando questo accade, il Divino rivela Sé stesso a Sé stesso.
13:31
Scritto da : prajnaram
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10/03/2009
CRISI: LA RESA DEI CONTI
Ogni genere di crisi, personale o collettiva, è una sorta di resa dei conti per una qualche forma di stupidità applicata in precedenza.
Ammetterlo è il presupposto necessario per una sua soluzione.
Cercare di pagare un prezzo di comodo - fare i furbi - per uscirne frettolosamente, in qualche modo, è la conferma che la stupidità, e i suoi sottoprodotti fatti di egoismi vari, permane.
Essendo ogni crisi il risultato di una convergenza di scelte e valutazioni erronee, solo quando la stupidità che le ha causate è riconosciuta ha la possibilità di essere rimossa, non più ripetuta.
Perciò se si vuol pagare il conto con l'imbroglio, con moneta falsa, essa si perpetuerà, e si aggraverà fino a diventare cronica.
E' appunto per questo che ogni crisi è una grande scossa, seppur dolorosa, che ci offre è un'opportunità di trasformazione e di miglioramento, ma solo a condizione che lo si voglia veramente.
13:34
Scritto da : prajnaram
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05/03/2009
LA RADICE DEL SOFFRIRE PSICHICO
La sofferenza ha una causa basilare che ha molteplici effetti che si riverberano nel nostro esistere.
La sofferenza psicologica nasce fondamentalmente da un senso illusorio di separazione e termina quando comprendiamo che quella separazione non è reale, che non esiste.
Quando si è intuito questo principio fondamentale, ci si può pure aggrappare alle nostre tensioni, alle nostre convinzioni, sia a livello psichico che fisico.
Questa resistenza è comprensibile dal punto di vista dell'ego.
Gli attaccamenti al nostro modo di pensare e di sentire, che affondano le loro radici in lunghi anni di abitudinarietà e conformismo, hanno bisogno di un pò tempo per essere smontate.
Ma il presupposto, la precondizione al de-condizionamento è una comprensione, un’intuizione essenziale di ciò che siamo.
Se la sorgente dell’ignoranza non è debellata, nessun argine può contenere i sintomi dolorosi che ne scaturiscono e si riflettono continuamente nel nostro vivere quotidiano .
Se non avviene questo potente insight, tutto ciò che andiamo smontando si riformerà, si ricostituirà in nuove forme, con molta probabilità.
La sofferenza psicologico-spirituale può dunque attenuare la sua presa, fino a lasciarci, solo se siamo capaci di Vedere da dove realmente nasce e dove può svanire definitivamente.
14:28
Scritto da : prajnaram
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20/02/2009
In equilibri far le oscillazioni
Tempo fa credevo che gli accadimenti che mi succedevano fossero dovuti ad un continuo avvicendarsi di cause ed effetti sui quali potevo avere la possibilità di scelta. Dunque pensavo fosse giusto scegliere solo ciò che ritenevo il bene e che rifiutassi il suo opposto.
Non riuscivo a vedere che in tutto quello che accadeva era sempre presente l'alternarsi di eventi opposti. Potevo per esempio ritirarmi e dimorare in un spazio di solitudine e sentirmi appagato. Oppure potevo lasciarmi coinvolgere dai richiami del piacere dei sensi e poi rimanerne deluso o frustrato. Non avevo mai la comprensione adeguata per rendermi conto che in me c'erano oscillazioni costanti, come quelle di un pendolo. Continuavo a pensarmi in una sola maniera parziale, unilaterale: mi consideravo sostanzialmente giusto, umanamente buono, bravo, comprensivo...
Era però come se cercassi, assurdamente, di costringere il pendolo a fissarsi da una parte sola. Ero perciò sbilanciato perché escludevo l'altra parte di me meno presentabile.
Il rimedio a questa forzatura è stata la consapevolezza, che consiste nello sperimentare la vita senza che la mente opponga resistenze di sorta a ciò che siamo. Solo così ho potuto comprendere meglio il miracolo di contenere in me le contraddizioni e il paradosso degli opposti.
Ho accettato perciò di vivermi anche altro: il contrario di ciò che reputavo d'essere. Solo con questa inclusione e integrazione delle polarità ho potuto essere realmente libero di scegliere le mie esperienze, perché non mi opponevo più al fatto di avere in me anche quello che era diverso da ciò per il quale avevo optato di rappresentarmi.
L'energia a questo punto poteva fluire in modo più armonioso. Ero più autentico, onesto.
Questo spirito di accettazione mi ha permesso altresì di affrontare con consapevolezza qualsiasi aspetto o situazione, per quanto spiacevole fosse. Mi ha permesso di rendermi conto che tutti quegli eventi o aspetti minacciosi e terribili che mi preoccupavano erano sempre esistiti nel mondo e dentro di me. Che non potevano mai scomparire, perché appartenevano alla mia umanità, all'umanità del mondo.
Realizzavo, constatandolo nel quotidiano, invece che erano state le mie reazioni meccaniche di paura, di insicurezza, di ansia a lasciarmi. Ero in un equilibrio dinamico.
Avevo dunque imparato ad evitare o ad attraversare, a non restare più invischiato nelle emozioni disturbanti, negative. La lotta interiore si era dissolta. Le tensioni andavano sempre più attenuandosi.
Avevo capito come modificare i miei stati d'animo e le mie esperienze, mediante la comprensione della mia relazione col mio stato di consapevolezza.
La saggezza, frutto maturo della consapevolezza, è dunque per me il più alto stato dell'essere perché capace di contenere, disposto ad accogliere, in sè tutto quello che non è comprensione, che non è amore.
Ecco perché andrebbe ricercata, ognuno a modo suo, durante questa grande avventura esistenziale. Trovarla è una grande benedizione.
19:42
Scritto da : prajnaram
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10/01/2009
Maturazione spirituale
Non mettendo mai in dubbio la concezione che ci hanno trasmesso, rimaniamo attaccati alla nostra identità corporea, mentale e spirituale e forse, per questo, non siamo ancora maturi per la Comprensione di chi veramente siamo. Quindi, se desideriamo sopra ogni cosa continuare a esistere come entità individuali e a concepirci solo come tali e, soltanto secondariamente, cercare la nostra Essenza, dimostra che non siamo pronti a lasciare il nostro senso dell'ego, a realizzare la nostra autentica identità.
E allora ciò non ci accadrà. Siamo spiritualmenti ancora acerbi.
Questo perché il principio dell'autoriconoscimento, il primo risveglio, non è altro che la profonda intuizione che non c'è un presunto soggetto che sia l'artefice di una azione, di un pensiero, di un'esperienza: ogni cosa semplicemente succede senza che ci sia un pensatore, uno sperimentatore, un soggetto che la compie. Quindi l'ego è una finzione creduta per vera. E credere invece che esista questo soggetto è la fonte di ogni successiva illusione.
Dunque, la maturazione consiste nel sapere che noi, come individui, siamo solo fittizi attori all'interno di una Cosmica rappresentazione fatta di drammi e commedie create dalla Coscienza Una per dei motivi che non potremo mai conoscere e ai quali dovremmo affidarci con abbandono fiducioso. Se non ci sono questi presupposti, non c'è la maturità spirituale che possa consentire l'arresa al Divino.
Perciò resteremo ancorati al coinvolgimento che l'identificazione con il corpo, con la mente e con il mondo, ci procura, finchè esperienza dopo esperienza possimo essere maturi o pronti per il salto quantico nella Coscienza sovrapersonale.
14:28
Scritto da : prajnaram
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30/12/2008
Non dipende dagli altri...
E' basilare convincersi completamente che si può essere sereni, amorevoli e pacifici, indipendentemente dal cambiamento degli altri o dal cambiamento delle situazioni esterne.
Credere il contrario è condannarsi a sicura frustrazione e infelicità. Le prove di ciò sono quotidiane.
Senza questa convinzione spirituale fondamentale è forse impossibile aprire la porta della autentica libertà.
Praj
18:50
Scritto da : prajnaram
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02/12/2008
Conquiste spiritualmente inutili
Il mio consiglio è quello di lasciar cadere il paradigma di "risveglio", "illuminazione" e "liberazione". Si tratta di un modello logoro che è soprattutto utile per coloro che vogliono accumulare seguaci promettendo loro cose di cui non hanno bisogno. Esso può essere utile per gli affari (genera rinnovati clienti!), ma per conoscere te stesso, è del tutto fuorviante. Il tuo vero essere è sempre presente e pienamente stabilito. Se divieni interessato a dei concetti, li segui. Facendo così, potrai trascurare la costante libertà che non è mai andata da nessuna parte. La tua vera natura non è qualcosa che raggiungi, ottieni o ricevi, né ora né in futuro. Non vi è alcuna necessità di risveglio, illuminazione o liberazione. Perché? Perché il tuo vero sé è già presente, e il sé separato che vorrebbe il risveglio non esiste. Sei libertà stessa. Tutto il resto è un falso concetto che sorge nella consapevolezza sempre presente che non hai mai lasciato. Non sei nient'altro che questa non concettuale presenza-consapevolezza stessa. Allora, perché continuare a parlare in termini di un sé separato che non ha alcuna esistenza o di conquiste che sono del tutto inutili? (John Wheeler)
23:02
Scritto da : prajnaram
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25/11/2008
Libero dagli scopi
Lo scopo più ambito per me è stato quello di cercare uno stato di coscienza che contemplasse l'assenza di scopi, di ambizioni, di desideri…
Poi, un giorno, ho compreso che era impossibile farne uno scopo... ed ecco che improvvisamente l'ho raggiunto. Dopo di che ogni momento è divenuto carico di valore, indipendentemente da uno scopo.
Ogni istante è stato riempito della mia presenza, così come la mia presenza ha celebrato ogni istante. Bello o brutto che fosse.
11:24
Scritto da : prajnaram
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